VENEZIA - A una settimana dalla notizia dell’attacco informatico alla Biennale di Venezia, spunta il messaggio di rivendicazione dei “pirati”, probabile preludio alla richiesta di riscatto. Il testo è affiorato dai meandri del dark web, la parte oscura della Rete dove la banda criminale Inc Ransom ha ufficializzato l’esfiltrazione delle informazioni che Ca’ Giustinian aveva tempestivamente denunciato alla Polizia postale e segnalato al Garante della privacy. «Pubblichiamo solo una piccola parte degli oltre 800 gigabyte di dati!», hanno avvertito gli hacker, allegando qualche decina di immagini del materiale carpito, che in tutto ammonterebbe a «104.651 file» contenuti in «21.782 cartelle».
L’incursione era avvenuta lo scorso 7 luglio. Dieci giorni dopo, cioè alla vigilia della nota divulgata dalla fondazione, è stato datato un annuncio su sfondo nero, com’è tipico dei cybercriminali. La schermata si apre con l’indicazione del presunto fatturato della Biennale, stimato in «18 milioni di dollari». A prima vista la comunicazione sembra innocuamente informativa: «La Biennale di Venezia è stata fondata nel 1895 ed è considerata una delle istituzioni culturali più rinomate e prestigiose al mondo. All'avanguardia nella ricerca e nella diffusione delle nuove tendenze artistiche contemporanee, la Biennale di Venezia organizza mostre, spettacoli, attività di ricerca e didattica in tutti i suoi Dipartimenti: Arte (1895), Architettura (1980), Cinema (1932), Danza (1999), Teatro (1934) e Musica (1930)».






