Sabbia bianca, acqua cristallina, sole splendente e vacanze idilliache sono ciò che decantano le brochure, ma la promessa di una cartolina perfetta ha il prezzo di un patto faustiano tra turisti e operatori dell’incoming, che sta lentamente distruggendo la costa croata. Alcune spiagge resistono e stanno proponendo le risposte di domani al sovraffollamento turistico.

Dei suoi oltre 6.000 chilometri di costa, isole comprese, la Croazia ha solo il 6% di spiagge di sabbia o di ciottoli. Ma i milioni di visitatori che ogni anno accorrono per immergersi nell'Adriatico si aspettano quasi tutti di poter stendere i loro asciugamani su soffice e incontaminata sabbia bianca. "Il nostro problema è lo spazio", afferma Dalibor Carevic, professore di ingegneria civile costiera presso l'Università di Zagabria. "Dove vuoi mettere tutti questi turisti che vogliono solo sdraiarsi sulla spiaggia?

Primosten, così appare a metà maggio

Da diversi anni alcune località balneari hanno iniziato ad ampliare artificialmente le proprie spiagge, "rigenerandole". Per estendere la superficie si utilizzano ghiaia finemente frantumata in modo da assomigliare alla sabbia, oppure piccoli ciottoli prelevati da altre fonti, come i fondali marini o le cave. Succede ad esempio a Primosten, tra Spalato e Zara. Una rapida ricerca di immagini su Internet rivela una spiaggia bionda e acque turchesi. A metà maggio, quando i raggi del sole sono ancora temperati dal vento primaverile, ad accogliere i visitatori non è l'immagine da cartolina, ma camion carichi di macerie che percorrono a grandi passi la spiaggia fiancheggiata da pini.