Caro Aldo,
il 2 giugno si avvicina e invece del solito discorso su qualche broglio che rispunta ogni anno, la invito ad una diversa riflessione. Se il 2 giugno 1946 avesse vinto la monarchia, oggi, all’atto pratico (al netto cioè di avere un re che fa quello che fa il presidente della Repubblica) cambierebbe qualcosa? Secondo me no (o comunque poco o niente), però sarei curioso di conoscere il suo parere.
Cristiano Riva
Caro Cristiano,
Credo che Umberto II sarebbe stato un buon re. Temo che non avremmo potuto dire lo stesso di suo figlio Vittorio Emanuele. Adesso ci sarebbe Emanuele Filiberto, che se non altro è molto simpatico. Vorrei però farle notare un dettaglio. In Italia i presidenti del Consiglio si alternano a un ritmo frenetico, per quanto l’attuale opposizione si stia dando molto da fare per prorogare il mandato di Giorgia Meloni. Il settennato del presidente della Repubblica equivale politicamente a un’era geologica. Il presidente è quasi un monarca; non a caso risiede in quella che fu una reggia di papi e di sovrani, il Quirinale. Inoltre i due ultimi presidenti, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, sono stati entrambi rieletti. Il presidente della Repubblica non governa, ma alla sua maniera regna. Infatti gode di un vasto consenso, anche al di là dello schieramento che l’ha eletto. Il caso ha voluto che i presidenti della Seconda Repubblica siano stati tutti eletti dallo schieramento di centrosinistra, sia pure a volte allargato all’opposizione. Eppure sono riusciti a conquistare il rispetto anche dell’altra parte. Grazia di Stato? O erano grandi presidenti? Resta il fatto che l’istituzione presidenziale è più che mai rispettata e davvero rappresenta tutti gli italiani. Alla fine possiamo dire con serenità che i nostri nonni e le nostre nonne — il 2 giugno per la prima volta votarono finalmente anche le donne, che si erano già espresse nelle elezioni amministrative, ma ebbero il vero battesimo nazionale del voto proprio nel giorno del referendum — fecero la scelta giusta.







