Oltre mezzo secolo da protagonista della politica Usa: una vita di successi, amarezze (come Obama che nel 2016 gli preferì Hillary Clinton per la corsa alla Casa Bianca) e drammi: la prima moglie e una figlia morti in un incidente stradale, il figlio prediletto, Beau, ucciso da un tumore al cervello, l’altro, Hunter, sprofondato nella droga, travolto da problemi legali e sospetti di corruzione, usati dai repubblicani per colpire anche lui. Non c’è pace per Joe Biden nemmeno dopo la fine di una vita pubblica passata a remare controcorrente. Non si tratta solo dei libri (Original Sin di Jake Tapper il più noto) che accusano lui e il suo team per l’insistenza nel puntare a un secondo mandato presidenziale nonostante le precarie condizioni di salute o della recente diagnosi di un cancro alla prostata già diffuso alle ossa: la missione di ogni ex presidente, lasciare un segno nella storia degli Stati Uniti fissando la sua eredità politica in libri di memorie ma soprattutto con la costruzione di una library nella quale conservare i documenti e ricostruire la storia di una presidenza, per Biden si sta rivelando un impegno proibitivo, quasi una mission impossible.
Un doppio dramma nel destino di Biden
La missione di ogni ex presidente, lasciare un segno nella storia degli Stati Uniti fissando la sua eredità politica in libri di memorie ma soprattutto con la costruzione di una library nella quale conservare i documenti e ricostruire la storia di una presidenza, per Biden si sta rivelando un impegno proibitivo, quasi una mission impossible






