Quando, nel 2021, venne riaperto il caso di Nada Cella, la giovane segretaria uccisa il 6 maggio 1996 a Chiavari nello studio del commercialista per cui lavorava, "non ci vennero dati tutti i reperti che erano stati sequestrati all'epoca".
Della sparizione ne ha parlato, nel corso del processo a carico di Anna Lucia Cecere e del commercialista Marco Soracco, Daniela Scimmi, ex direttore tecnico capo biologo della Polizia scientifica di Roma.
Si tratta di alcuni oggetti di un set da scrivania del professionista e un portaombrelli che aveva alcune macchie di sangue. Per l'accusa, sostenuta dalla pm Gabriella Dotto, Nada venne aggredita subito all'ingresso dell'ufficio con un fermacarte in onice che era sulla scrivania di Soracco e che, subito dopo l'omicidio, venne trovato in un armadietto nella stanza della segretaria senza nemmeno una impronta. Quel fermacarte faceva parte di un set da scrivania che Soracco ha conservato ancora nel 2021 quando la polizia andrò a riprenderlo. Ma quel fermacarte, insieme a un porta penne e al portaombrelli, non ci sono più. "Erano stati restituiti nel 1997 quando Soracco ne fece richiesta - ha spiegato Scimmi -, quando nel 2021 li richiedemmo per rianalizzarli ci vennero dati solo un portapenne quadrato e un posacenere che facevano parte di quel set. Gli altri oggetti facevano parte della lista che ci venne consegnata ma le scatole dei reperti erano vuote".






