ASTANA - Petrolio, gas, armi. E ombre russe da allontanare. Tra le madrasa dell’immensa piazza Registan, cuore dell’antica Samarcanda, è cominciata la prima missione di Giorgia Meloni in Asia Centrale. In Uzbekistan la premier è atterrata nella tarda serata di ieri, accolta da uno spettacolo di giochi di luce nel luogo in cui qualche secolo fa si ascoltavano i proclami reali, annunciati da squilli provenienti da enormi tubi di rame. Stasera è attesa qui ad Astana, per il primo vertice, domattina, tra l’Italia e un quintetto di paesi della regione, Kazakistan, Turkmenistan, Tagikistan, Uzbekistan e Kirghizistan.
Uzbekistan e Kazakistan, ex stati dell’Urss, ancora oggi sono al centro degli interessi commerciali e politici di Mosca. Per questo l’Occidente, dunque anche l’Italia, ha intenzione di allargare il proprio raggio d’azione, intensificando le relazioni. Anche per le materie prime. Nel ricchissimo Kazakistan, appena 20 milioni di abitanti, si estraggono 18 dei 34 materiali che l’Ue ha classificato come “critici”. Centrale anche la questione energetica: il Kashagan, sulla costa orientale del mar Caspio, è considerato la più grande scoperta petrolifera degli ultimi 40 anni. Nel suo sfruttamento è coinvolta pure l’Eni.










