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Sulle strade in cui passa il Giro d’Italia ogni giorno si vedono decine di bandiere della Palestina, sventolate dalle persone o appese ai balconi e spesso concentrate in punti strategici, come la partenza, l’arrivo o altri cruciali del percorso, in cui difficilmente sfuggono alle telecamere. Si sono viste anche diverse scritte pro-Palestina sull’asfalto, una cosa abbastanza comune alle corse ciclistiche, perché si prestano a essere inquadrate con le riprese dall’alto. Bandiere e scritte sono manifestazioni a volte spontanee e altre volte organizzate da attiviste e attivisti, con lo scopo di sostenere la popolazione palestinese.

È probabile che siano diventate sempre più partecipate in risposta a quanto successo a Putignano, in Puglia, in occasione della quarta tappa (la prima in Italia dopo le tre corse in Albania), quando la polizia ha fatto rimuovere una bandiera della Palestina da un balcone di una casa privata affacciata su una strada da cui sarebbe passata la corsa, un episodio molto ripreso da media locali e nazionali.

Nei giorni successivi in città come Matera, Napoli, Viareggio, Pisa, Modena, Vicenza si sono viste tantissime bandiere della Palestina (inferiori per numero forse solo a quelle dell’Italia), e ci sono stati altri episodi di repressione da parte delle autorità. Sabato scorso per esempio l’eurodeputata di Europa Verde Cristina Guarda ha raccontato di essere stata identificata dai Carabinieri subito dopo aver esposto la bandiera per il passaggio dei ciclisti a Lonigo, in provincia di Vicenza. Le proteste sono invece quasi sfuggite di mano a Napoli quando due persone hanno tentato con un cavo di bloccare il passaggio dei ciclisti, rischiando di farli cadere e di essere loro stessi investiti.