TRENTO Il primo traguardo è stato una sorpresa, Nadia Battocletti l’ha tagliato per mano al padre, con le ciaspole. Aveva 7 anni, oggi ne ha 25 e tra un record nazionale appena fatto, a Rabat, sui 3000 metri e uno da tentare, il 2 giugno a Rovereto, sui 1500 metri, torna a casa a Trento. L’uomo che l’accompagna nella vecchia foto, Giuliano Battocletti, è anche il suo allenatore. Insieme hanno vinto un argento alle Olimpiadi, due ori agli Europei, così come nel cross e su strada, l’intero mezzofondo. Senza mai sgarrare, «da bimba chiedevo il permesso pure per bere una Coca», ma dall’album di famiglia esce molto altro. Torniamo sulle ciaspole, è lì che ha sentito il richiamo dell’agonismo? «È l’anno in cui ho iniziato a fare atletica, mio padre ha vinto quella 7 km di Cavareno tre volte, nel 2007 gli organizzatori mi lanciano dentro il tracciato quando mancano 100 metri e io prendo a correre senza aspettare. Papà mi afferra la manina e fisso le ciaspole rosso rubino modificate per l’aerodinamica. Già allora, oggi parliamo di scarpe supersoniche». Altra foto, con mamma: Jawhara Saddougui, ex ottocentista in Marocco. «Già, fiaccolata in Val di Non, in notturna: mamma aveva ripreso a correre. Lì ho 8 anni, sto per mettere l’apparecchio ai denti, percepisco per la prima volta l’arrivo. L’agonismo invece alla seconda gara da bimba: campionato valligiano, in salita ho recuperato tutte. Due settimane dopo, altra prova e mi innamoro della strategia. Papà mi dice “da quella curva metti il muso davanti”. Un bel gioco, devo ringraziare i miei che mi hanno passato l’atletica così. Ho seguito le dritte di mamma e papà. Ancora lo faccio, ancora gioco».