Arriva il sì della Camera alla fiducia posta dal governo al decreto legge Sicurezza, con l’obiettivo di incassare entro giovedì il disco verde finale superando il muro dell’ostruzionismo delle opposizioni. Il voto è stato preceduto dal “timbro” della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che lunedì aveva rivendicato i primi sgomberi degli immobili occupati con le nuove procedure. «Dicevano che era inutile, sbagliato, persino disumano», ha scritto la premier sui social. «E invece, grazie alle nuove norme introdotte, in Italia sono già stati eseguiti i primi sgomberi immediati di immobili occupati abusivamente. Un risultato concreto, reso possibile da procedure che consentono finalmente un intervento veloce e il ripristino rapido della legalità. Avanti così, per tutelare i più deboli e difendere la proprietà privata».
Le proteste della Rete No Dl e dei penalisti
Parole che non placano le proteste: resta mobilitata la rete “No Dl Sicurezza”, nata per protestare contro il Ddl poi trasformato in decreto, dove sono confluite anche le modifiche chieste dal Colle. L’Associazione italiana dei professori di diritto penale, presieduta da Gian Luigi Gatta, promuove una settimana di iniziative e riflessioni in tutta Italia, con dieci eventi aperti a studenti e cittadinanza. Severo il giudizio: con il provvedimento «vengono introdotti almeno 14 nuove fattispecie incriminatrici e inasprite le pene di almeno altri nove reati. Le condotte oggetto di criminalizzazione appaiono, nella quasi totalità dei casi, espressive di marginalità sociale o di forme di manifestazione del dissenso, con interventi che risultano per diversi profili di dubbia compatibilità con svariati principi costituzionali, compresi quelli di necessaria offensività, sussidiarietà e proporzione».







