Dalle Hawaii a Monopoli, passando per la canna da zucchero e l’Agenda 2030. Complice il suono a quattro corde di una chitarrina, divenuta ormai un must grazie a due «protagonisti per caso» del festival «Monopolele» (https://monopolele.com/it/), in programma a Monopoli, nel Barese, dal 30 maggio al 1° giugno prossimi, e dedicato (ma questo l’avevate già intuito) all’ukulele. Cosa c’entra la chitarrina nata alle Hawaii con la quarta edizione del «Mediterranean ukulele fest» e quindi col Mediterraneo in generale? Ce lo racconta Mauro Minenna, uno dei due protagonisti per caso (gli organizzatori, attraverso l’Associazione Voltare Pagina ETS), con Salvo McGraffio, del festival: «Siamo negli anni ’70 del 1800. Nelle Hawaii c’è carenza di lavoratori della canna da zucchero: è l’occasione buona per alcuni lavoratori che partono da Madeira (in Portogallo), tra di loro ci sono musicisti e liutai, i quali porteranno con sé uno strumento particolare, il cavaquinho, utilizzato, una volta sbarcati alle Hawaii, per ottenere questa nuova chitarrina, che ben presto attirerà l’attenzione del re delle Hawaii. Nel 1900 l’isola farà parte degli Usa e, qualche anno dopo, l’ukulele sarà conosciuto da tutti in occasione di un'esposizione internazionale a San Francisco».