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La durata spropositata degli applausi alla fine delle prime proiezioni di alcuni film è un aspetto raccontato e talvolta preso in giro dei festival del cinema, ma quest’anno a Cannes si è andati un po’ oltre. La testata di settore Deadline ne ha cronometrati 19 alla fine di Sentimental Value di Joachim Trier (erano 15 per Variety e The Hollywood Reporter), mentre sono stati circa 11 minuti per Alpha di Julia Ducournau e 9 per It Was Just an Accident di Jafar Panahi, il vincitore della Palma d’Oro.

Ma questo metro di misura del gradimento del film, nonostante sia così riportato sui media, è tutto meno che affidabile, se si conoscono le modalità con cui queste prime proiezioni vengono organizzate e su chi è tra il pubblico. E anche su quali sono gli interessi perché di un film si dica, appunto, che è stato applaudito per venti minuti.

A differenza degli Oscar, a Cannes o a Venezia i film vengono visti per la prima volta, e quindi è il contesto in cui vengono valutati da potenziali acquirenti che li distribuiscono poi nei vari paesi. Più un film ha potenziale commerciale, maggiore è il suo prezzo. Più un film è presentato in un posizionamento prestigioso (e il concorso è la più prestigiosa delle sezioni) più costa, e lo stesso avviene in caso di premi, motivo per cui di solito vengono comprati prima della cerimonia di chiusura. Ma farsi un’idea di quanto possano piacere non è sempre semplice, e uno dei pochi indicatori utilizzabili e utilizzati dagli addetti ai lavori è per l’appunto la durata e l’intensità degli applausi alla fine delle presentazioni. Anche se sono pilotati.