Il cambiamento climatico sta avendo un impatto sempre più tangibile anche sul mercato dell’arte. Eventi meteorologici estremi, come alluvioni, incendi e uragani, rappresentano una minaccia concreta per la conservazione delle opere. Nel settore privato, per proteggere i propri investimenti, i collezionisti stanno adottando misure sempre più articolate, che combinano prevenzione fisica e copertura assicurativa. Una prima linea di difesa consiste nello spostamento delle opere in luoghi più sicuri. Molti collezionisti ricorrono a depositi che offrono elevati standard di sicurezza: stoccaggio sotterraneo, sistemi HVAC avanzati, controllo dell’umidità e continuità operativa anche in caso di blackout. Parallelamente, cresce l’attenzione alla protezione in situ: nelle abitazioni private, nelle stanze che ospitano opere fragili, si installano vetri antiurto, mentre le sculture all’aperto vengono temporaneamente trasferite all’interno in caso di maltempo. L’uso di generatori di riserva e la pianificazione di evacuazioni con percorsi e accessi predefiniti completano le strategie.
Accanto alla protezione fisica, l’assicurazione rappresenta una forma essenziale di mitigazione del rischio. Le polizze “all-risk” coprono tutti i danni non espressamente esclusi, sia per opere custodite in luoghi fissi che in transito. A queste si aggiungono polizze per la casa o per la proprietà personale, che richiedono per beni di maggior valore una valutazione specifica e dettagliata. Nel contesto espositivo, invece, le polizze “da parete a parete” proteggono le opere d’arte dal momento in cui vengono prelevate fino al loro rientro, compreso il trasporto e il periodo di esposizione.







