PAVIA. «Le prove scientifiche erano infruttuose e inservibili, per questo chiesi l’archiviazione dell’inchiesta a carico di Andrea Sempio. Mancavano riscontri oggettivi alle mai provate anomalie delle precedenti indagini». L’ex procuratore capo facente funzione di Pavia, Mario Venditti, ora presidente del Casinò di Campione d’Italia, va al contrattacco dopo diversi articoli critici della stampa nazionale sulla sua gestione delle indagini tra il 2016 e il 2020 a carico di Andrea Sempio, il 37enne ora nuovamente indagato per l’uccisione di Chiara Poggi. Per quel delitto è stato condannato a 16 anni l’allora fidanzato Alberto Stasi. Le indagini su Sempio si conclusero invece con due archiviazioni, nel 2017 e nel 2020.

Venditti ha risposto con una nota del suo avvocato Domenico Aiello. Fu proprio Venditti, all’epoca ai vertici della procura, a firmare le due richieste d’archiviazione. Venditti, invitando «ad attenersi ai fatti nella loro oggettività e continenza e ad evitare ricostruzioni diffamatorie», spiega che non aveva avuto un ruolo nelle prime indagini del 2007, eseguite dalla Procura di Vigevano.

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«Venditti non ha mai svolto la funzione di magistrato» presso la procura di Vigevano allora competente, né ha mai «rappresentato la pubblica accusa nel processo che ha condotto alla condanna di Stasi», spiega Aiello. Venditti era al vertice della Procura quando, a fine 2016, fu aperta la prima indagine su Sempio, sollecitata dopo accertamenti difensivi dei legali di Stasi. Allora però, secondo Venditti, non risultarono «anomalie nelle precedenti indagini». La decisione di archiviare l’ipotesi investigativa a carico di Sempio, spiega il legale dell’ex procuratore, fu presa a causa della «inservibilità della prova scientifica dedotta, attestata dai consulenti del reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri e valutati gli esiti delle successive indagini tempestivamente disposte».