"Le prove scientifiche? Erano inservibili e infruttose”. L'ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, in una nota del suo legale Domenico Aiello, ricorda la vicenda delle archiviazioni chieste e disposte dal gip nei procedimenti a carico di Andrea Sempio, indagato ora in concorso con ignoti nell'ultima inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi.
E sottolinea di aver disposto lui stesso "nuove indagini su istanza della difesa Stasi". Dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna di Alberto Stasi Venditti "è stato co-assegnatario (dunque non unico), di un fascicolo di indagine su Andrea Sempio” nato dall’esposto della difesa Stasi e che quindi fu lui a disporre comunque "nuove indagini, all'esito delle quali ritenne di chiedere "l'archiviazione della ipotesi investigativa, attesa la inservibilità e infruttuosità della prova scientifica dedotta”, ovvero quell’impronta 33 che oggi torna a essere prova utile ma che allora i Ris di Parma valutarono come inservibile. Il gip accolse la richiesta presentata per “la assoluta carenza di riscontri oggettivi alle enunciate e mai provate "anomalie delle precedenti indagini” decretando la conclusione dell'indagine nel marzo 2017.
Prima indagine su Sempio, perché fu disposta l’archiviazione









