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Nel corso dell’ultima settimana, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’esercito israeliano ha bombardato per 28 volte gli ospedali della Striscia di Gaza. Secondo un’inchiesta del giornale israeliano Haaretz, questi bombardamenti hanno colpito direttamente o indirettamente dieci diversi ospedali, molti dei quali sono stati costretti a chiudere o a ridurre notevolmente le loro attività.
La situazione degli ospedali a Gaza è disperata fin dall’inizio della guerra, anche perché Israele li ha presi di mira sostenendo, quasi sempre senza mostrare prove convincenti, che le strutture sanitarie fossero usate come rifugi dai miliziani di Hamas. Ma negli ultimi giorni la nuova offensiva israeliana a Gaza, chiamata “Carri di Gedeone”, ha fatto precipitare la situazione.
Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha detto che nel nord di Gaza c’è ora un solo ospedale funzionante, quello di al Awda, mentre nel sud della Striscia, cioè la zona dove l’esercito israeliano ha ordinato alla popolazione di spostarsi, sono stati messi fuori uso 17 tra strutture sanitarie, ospedali e piccoli ambulatori di emergenza.
L’operazione “Carri di Gedeone” era cominciata il 13 maggio con il massiccio bombardamento dell’ospedale Europeo di Khan Yunis, sotto al quale secondo Israele ci sarebbe stata una base di Hamas in cui era nascosto Mohammed Sinwar, divenuto capo dell’ala militare del gruppo dopo l’uccisione di suo fratello Yahya. Sedici persone erano state uccise, e Israele non aveva portato prove convincenti della presenza della base.






