È possibile battere il consensus di mercato nei conti trimestrali, confermare le stime per l’esercizio in corso ed essere comunque penalizzati dagli investitori? È possibile. È accaduto ad Adobe -1,51%

. Il colosso del software creativo, nel primo quarter del 2024 - 2025, ha raggiunto un fatturato di 5,71 miliardi di dollari mentre l’Utile per azione (Eps) diluito non GAAP si è assestato a quota 5,08 dollari. In entrambi i casi i numeri sono risultati maggiori delle aspettative e la stessa guidance sull’anno fiscale (ricavi tra 23,3 e 23,55 miliardi ed Eps non GAAP tra 20,2 e 20,5 dollari) è apparsa solida. E tuttavia, per l’appunto, il gruppo - nel giorno successivo alla pubblicazione dei numeri - è crollato in borsa del 12,8%. Perché? Il tonfo ha diverse motivazioni. Tra le altre spicca soprattutto un tema: la monetizzazione dell’Intelligenza artificiale (Ia).

Oggetto sociale

Al fine di comprendere meglio la questione è, dapprima, necessario ricordare l’oggetto sociale di Adobe. L’azienda, al di là del fronte residuale (1% del fatturato dell’ultimo trimestre) costituito dal Publishing and advertising, divide i ricavi in due aree. La prima, 74% delle vendite, è il Digital media segment. Appannaggio di esso ci sono le soluzioni finalizzate a creare e gestire contenuti digitali e per la produttività documentale. Il centro dell’attività è Creative Cloud, che include App quali Photoshop o Premiere (video). Inoltre, sempre nel Digital media, c’è la tecnologia PDF - con applicazioni come Acrobat e Acrobat Sign- finalizzata ad offrire completi flussi di lavoro digitali nei documenti. La seconda area, Digital Experience segment (25% del fatturato), ha invece ad oggetto le piattaforme (sempre con la presenza del cloud) per, da una parte, effettuare analisi di dati, contenuti e il commercio digitale; e, dall’altra, gestire le esperienze dei clienti attraverso profili aggiornati (sempre più) in tempo reale.