È forse la generazione più fragile, poiché destinata a ridursi drasticamente. Ed è anche la più preziosa per un Paese come l’Italia, gelato dall’inverno demografico. Nel 1982 i bambini tra 0 e 14 anni residenti in Italia erano oltre 12 milioni. Oggi sono poco più della metà (7.019.165 al 1° gennaio 2025) e le previsioni dell’Istat stimano un ulteriore calo del 15,9% entro il 2033, del 29% entro il 2080. Invertire la rotta, contrastando tutti gli “effetti collaterali dell’inverno demografico” sul sistema sociale ed economico del Paese, significa trasformare l’Italia in un luogo ideale per i bambini (e per le loro famiglie). Ma la strada da percorrere - stando alle statistiche della Qualità della vita dei bambini del Sole 24 Ore - è ancora lunga.
Investire sul benessere dei più piccoli, trasformando l’Italia in un territorio - da Nord a Sud - a misura di bambino, grazie anche al potenziamento dei servizi per le loro famiglie, deve diventare una priorità. Così come superare i gap territoriali: non è un caso che la proiezione del calo demografico al 2080 della fascia d’età 0-14 risulti molto più marcata nel Mezzogiorno, dove paradossalmente gli indici relativi a fecondità e matrimoni sono sempre stati migliori: tra 55 anni al Sud avremo il 49,5% di bambini in meno, se non sapremo ridurre lo svantaggio cronico nei servizi, nelle condizioni di vita, educative e sociali delle famiglie meridionali.










