I governi, i politici, i diplomatici europei si interrogano sugli ultimi segnali che arrivano dall’America. Torna la domanda cruciale: Donald Trump sta per sfilarsi dalla guerra in Ucraina? I più angosciati sono, naturalmente, gli ucraini. Ieri Volodymyr Zelensky ha interpretato come un allarmante presagio «il silenzio degli Stati Uniti e di altri» davanti ai massicci bombardamenti russi dell’altra notte. E certamente non è bastato il post su X dell’ex generale Keith Kellogg a tranquillizzarlo. L’inviato Usa per l’Ucraina ha scritto: «L’uccisione indiscriminata di donne e bambini di notte nelle loro case è una chiara violazione dei Protocolli di pace di Ginevra del 1977 volti a proteggere gli innocenti. Questi attacchi sono vergognosi. Fermate le uccisioni. Cessate il fuoco ora».
Dura anche la reazione degli europei. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha esortato «gli alleati di Kiev a reagire con determinazione contro Putin che sta calpestando i diritti umani: un affronto inaccettabile». Kaja Kallas, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Ue, sostiene che i raid dell’altra notte «dimostrano ancora una volta la determinazione della Russia a causare ulteriori sofferenze e ad annientare l’Ucraina». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani esprime «ferma condanna per il nuovo attacco russo che ha come unico scopo quello di colpire la popolazione civile». Ieri anche papa Leone, in occasione del suo insediamento come vescovo di Roma, ha abbracciato «tutti i popoli che soffrono a causa della guerra» invocando «coraggio e perseveranza per quanti sono impegnati nel dialogo e nella ricerca sincera della pace».








