di Roberta Calvano*
L’appello sul decreto sicurezza promosso da più di 250 giuspubblicisti ed aperto all’adesione di tutti i cittadini ha raccolto in pochi giorni quasi diecimila firme. Come costituzionalisti ci siamo sentiti di dover sottoporre all’opinione pubblica l’allarme per i contenuti del provvedimento e per il modo in cui è stato sottratto all’esame parlamentare, nel corso del quale, proprio a causa delle sue molteplici criticità, si era dimostrato bisognoso di modifiche. Un testo che prevede un notevole numero di nuovi illeciti penali e l’aggravamento delle sanzioni per altri reati che già erano previsti.
Quando sono stata chiamata a dare un parere da studiosa alle commissioni affari costituzionali e giustizia della Camera che stavano esaminando questo discusso provvedimento, censurato persino dagli special rapporterus dell’ONU, le mie parole sono risuonate inutilmente in aule parlamentari semideserte, nelle quali non è mai intervenuta, così come nel corso dell’iter della legge Calderoli, poi censurata dalla Corte costituzionale, la voce di alcun parlamentare di maggioranza. Per questo, non avendo avuto l’opportunità di comprendere le ragioni alla base del provvedimento, vi sottopongo queste domande.









