"La Rai non è TeleMeloni, è una narrazione distorta.

La Rai è il luogo in cui si costruisce l'immaginario nazionale attraverso l'informazione, ma anche la fiction, i film, l'intrattenimento, la divulgazione culturale.

Il ruolo della Rai è non imporre egemonie di nessun tipo, ma garantire una sola egemonia, quella della libertà di espressione ossia della pluralità dei racconti". Parte da qui l'amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi, intervistato dal direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, sul palco del Festival della Tv a Dogliani. Un intervento a tutto campo in cui Rossi respinge l'accusa di una Rai silenziosa sui referendum, sottolinea "l'exploit di De Martino superiore a ogni aspettativa" e spiega che per Fiorello "le porte sono sempre aperte". Quanto al bando per Sanremo, nessuna sorpresa che sia l'unica azienda ad avere risposto al bando.

Il tema centrale è quello politico. "C'è una Rai che viene raccontata, attraverso i giornali e gli intellettuali - spiega il manager - ed è quella di un'azienda che passa le sue giornate a chiedere permessi in giro per raccontare storie o rappresentare pluralità. C'è poi la Rai vera che è un'azienda straordinaria che non ha nulla da invidiare alla Bbc e che, pur avendo le risorse pubbliche più basse in Europa, ha strutture di produzione che vengono invidiate dagli altri broadcaster europei. La Rai tiene in piedi l'intera industria dell'audiovisivo italiano: cinema, fiction, animazione per ragazzi, documentaristica senza la Rai non esisterebbero, le aziende italiane senza gli investimenti della Rai chiuderebbero domani". Rossi spiega che l'obiettivo è "garantire racconti plurali, molteplici, rappresentare la molteplicità dell'immaginario del Paese. In passato è stato fatto spesso, a volte no. L'obiettivo è cercare di tenere il giusto equilibrio tra le diverse anime che raccontano la nostra nazione".