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Sono passati più di cinque anni dall’inizio della pandemia, della crescita dello shopping online e dell’aumento delle consegne di pacchi a domicilio. In un primo momento si ipotizzò che queste nuove abitudini avrebbero portato a rivalutare il ruolo delle portinerie di condominio, un servizio che negli anni precedenti sembrava destinato a scomparire. Secondo un’indagine del 2022 del sito di annunci di case Immobiliare.it, il 38 per cento delle 3mila persone interpellate cercava una casa con portineria. La percentuale superava il 50 per cento tra quelle con meno di trent’anni. La Morabito Immobiliare, un’agenzia di Milano (la città dove da sempre le portinerie sono più diffuse), parlò di un «boom di richieste» e disse che era causato dal cosiddetto “effetto Amazon”.
Oggi i dati della stessa piattaforma mostrano come nelle varie città, tra il 2021 e il 2025, le case con portineria non siano sostanzialmente aumentate, ma nemmeno diminuite. Che è significativo, soprattutto se si considera che nel frattempo sono nati nuovi servizi alternativi.
Non esistono dati completi sulla diffusione dei condomini con portineria in Italia. Secondo Immobiliare.it Insights, che si occupa dell’analisi dei dati della piattaforma (quindi basati solo sugli annunci di case in vendita), Milano è di gran lunga la città con la maggior percentuale di annunci di case in vendita con portineria: sono il 32 per cento del totale. Non c’è una ragione chiara, ma si può ipotizzare che con l’espansione della città nel secondo dopoguerra qui siano state costruite più palazzine nuove che altrove, e siano state dotate di spazi per la portineria che proprio in quegli anni cominciava a essere più richiesta dai condomini. Seguono a buona distanza Napoli (13,3), Roma (11,8), Torino (9,2) e Palermo (8,8).






