Il festival di Cannes, più che mai quest'anno, è stato il luogo dove ribadire, rivendicare la creatività libera degli artisti, un posto accogliente, quasi un rifugio, assumendo un ruolo anche politico in questo.

Non è da oggi e non è l'unico, perché Venezia, Berlino ad esempio fanno altrettanto, ma questa, vista l'aria che tira nel mondo, è stata un'annata particolare.

Ha cominciato Robert De Niro sui dazi trumpiani, hanno proseguito altri come l'iraniano Panahi riaffacciatosi in un festival dopo 15 anni di persecuzioni.

E ha chiuso oggi Cate Blanchett, ambasciatrice Unhcr, la star del giorno con il suo indubbio carisma spesso messo al servizio di cause buone giuste.

È venuta a far conoscere un progetto che è in piena tematica: il Displacement Film Fund, un fondo che sostanzialmente finanzia i film di registi esuli, una 'categoria' sempre più affollata.