Intere aree del mondo si stanno desertificando. L’ambiente come abbiamo imparato a conoscerlo, negli ultimi anni sta cambiando, in modo rapido e visibile non solo agli occhi degli scienziati. Spesso anche agli occhi di ognuno di noi. Non è solo la Sicilia, una delle regioni più calde d’Europa, ad essere esposta ai cambiamenti climatici con effetti facilmente visibili. Solo un esempio. A giugno dello scorso anno, il fiume italiano per eccellenza, il Po, è tornato ai livelli record di magra del 2022. La desertificazione è ovunque. E minaccia la crescita economica di molti paesi del mondo, oltre che rappresentare una minaccia per l’ambiente.

Uno studio italiano condotto da Marco Percoco dell’Università Bocconi, insieme a Maurizio Malpede dell’ateneo di Pavia, dal titolo Desertification, crop yield and economic development: a disaggregated analysis, ha svolto un lavoro enorme, analizzando i dati climatici e socioeconomici su scala planetaria, con l’obiettivo di misurare la crescente aridità del suolo ed il suo impatto sull’economia reale. Ovvero, il legame tra PIL pro capite - in oltre 60.000 aree geografiche - e desertificazione.

“La desertificazione non dobbiamo pensarla come il deserto che avanza, ma è la capacità del terreno di trattenere l’acqua, i nutrienti, per cui di fatto stiamo parlando di una sorta di sterilità dei terreni che diventano meno produttivi per l’agricoltura, soprattutto per quelle colture che hanno bisogno di più acqua” spiega Percoco, professore associato del Dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Università Bocconi. D’altronde, solo per citare un esempio numerico, i raccolti di grano in Spagna sono crollati del 60% rispetto alla media, mentre in Marocco intere aree rurali sono state abbandonate per la mancanza d’acqua. Da paesi lontani dai nostri orizzonti, come la Mongolia fino alla nostra Sicilia, la terra continua a produrre fratture del suolo. Possiamo vedere le cicatrici di quello che sta accadendo, anno dopo anno.