“Noi siamo spiati dai servizi segreti da almeno sei anni e ne abbiamo la prova”. La denuncia arriva da Luca Casarini, a partire da circostanze ben precise. Marzo 2019, stagione dei porti chiusi, dei naufraghi lasciati per settimane a bordo delle navi che li hanno salvati e a cui si impedisce l’approdo. A bordo di Mare Jonio di Mediterranea ci sono urgenze e casi sanitari, la nave forza il blocco e entra a Lampedusa, il capomissione Luca Casarini e il comandante vengono interrogati. “Oltre al procuratore – rivela a Repubblica Casarini – in quella stanza c’erano altre persone, tutti in divisa tranne uno. Chiedo di sapere chi siano e il magistrato li identifica. L’ultimo, l’unico in borghese, imbarazzato dice: ‘Scriva presidenza del Consiglio’”.

Graphite negli smartphone

È la prima traccia di un interesse che, è emerso nei mesi scorsi, è proseguito fino al 2025, quando sui telefoni di Casarini e di Beppe Caccia, un altro dei cofondatori di Mediterranea, è stato scovato Graphite, il software spia dell’azienda israeliana Paragon, che poco dopo ha sospeso il contratto con l’Italia – ha finito per ammettere anche il governo Meloni – per violazione dei termini contrattuali. Quello spyware può essere utilizzato solo per monitorare le attività di mafiosi, terroristi, narcotrafficanti. Eppure, denuncia oggi l’ong, “apprendiamo che siamo stati oggetto di intercettazioni preventive dal 2019, cioè da quando la Mare Jonio ha iniziato a operare nel Mediterraneo”.