Altre giornate di passione in Venezuela, in vista delle elezioni di domenica. Città blindate e l’incubo di scontri in un Paese ricco ma immiserito, generoso quanto a petrolio, bellezza e violenza, tre dei beni nazionali più abbondanti.

E’ qui che va in scena un’altra tappa della lunga cavalcata presidenziale di Nicolas Maduro. Il Venezuela torna alle urne, stavolta per rinnovare il Parlamento e i governatori dei 23 Stati che compongono il Paese. Tensione alle stelle, come nelle precedenti elezioni: il ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, ha annunciato la presenza di 412mila membri delle Forza armate bolivariane, “ a protezione delle strutture elettorali”. Proprio così: «Un presidio necessario determinato dalle nuove minacce nazionali e internazionali, mirate a sabotare le elezioni di domenica ».

L’opposizione interna, sempre attiva e dinamica, ha dovuto incassare la rinuncia dell’autoproclamato “presidente” Edmundo González Urrutia che alcuni mesi fa ha riconosciuto la vittoria di Maduro: si è impegnato a non fare più attività politica in cambio del permesso ad andare in Spagna. González Urrutia, nell’ambasciata spagnola a Caracas, ha firmato un documento in cui ammette la sconfitta contro Maduro nelle ultime presidenziali. Il caudillo Maduro si appresta quindi a proseguire il mandato presidenziale, dal 2025 al 2031.