Quando si parla di intelligenza artificiale e produzione artistica, c’è una parola che ritorna sempre: equilibrio. Un fil rouge che ha attraversato anche uno dei panel della quarta giornata di Talk to the future, quello dedicato al rapporto tra algoritmi e arte in tutte le sue forme. «L’intelligenza artificiale non può e non va considerata contraria all’arte ma deve essere integrata con la creatività umana», ha ribadito Cristiano Bacchini, coordinatore della Commissione Ip e Antitrust. «Occorre, quindi, trovare un equilibrio e tanto la legislazione - sia sul fronte della protezione della copia sia su quello della tutela dell’autore - quanto la giurisprudenza ci stanno provando. Ma è un risultato complicato da raggiungere perché si fa riferimento a qualcosa che è in costante divenire».

Dall’arte alla musica

E mentre i tentativi di regolamentazione, a piccoli passi, cercano di porre dei limiti e di contenere i rischi, l’Ai si è ormai ritagliata uno spazio consistente nella produzione di manufatti artistici e di design. Partendo, ad esempio, da celebri dipinti per confezionarne reinterpretazioni originali e creative. O da semplici schizzi per crearne di nuove, riproponendo caratteristiche e codici del repertorio dell’artista. Fino ad arrivare alla musica, un comparto che non è mai stato impermeabile all’impatto dell’innovazione tecnologica. «Per la musica l’Ai non è la prima rivoluzione. Se già due anni fa, ad esempio, è stata utilizzata nella lavorazione dell’ultimo singolo dei Beatles, rielaborando e producendo le tracce registrate dai quattro musicisti per pubblicare poi la canzone come se fossero in vita, oggi è ampiamente adoperata negli studi di registrazione anche per testare un brano e capire se può essere adatto a essere cantato da un artista o da un altro con un risparmio di tempi e costi rilevante», ha chiosato Lucia Maggi, avvocata del Foro di Milano. «Ovviamente, c’è anche l’altra faccia della medaglia: la possibilità di produrre della musica senza saper suonare o scrivere e di addestrare l’algoritmo con materiale protetto senza pagare la compensazione o senza il consenso di chi detiene i diritti è preoccupante. Ecco perché l’Ai può essere utile solo se si riesce a darle input significativi, se la creatività umana non è impattata, se la dignità artistica non è lesa».