La Regione si è costituita in giudizio presso la Corte Costituzionale, nel procedimento che deciderà sul ricorso del governo contro la legge sul fine vita. Ad annunciarlo è stato ieri il presidente Eugenio Giani, che ha spiegato come la Toscana abbia agito per la stasi del Parlamento, al quale la stessa Consulta aveva chiesto, ormai nel lontano 2019, di legiferare sul suicidio assistito. “Non vedo come la Corte costituzionale — ha detto Giani — possa non accogliere lo spirito con cui la Regione Toscana si è proposta di dar seguito ai valori, ai principi che la Corte ha affermato sei anni fa e ribadito in più occasioni. Per quello che riguarda lo Stato, io sono convinto che le nostre sono motivazioni talmente forti che il ricorso che è stato prospettato verrà respinto”.
Come funziona la norma toscana
La legge toscana è stata approvata nel febbraio scorso ed è di tipo regolamentare. Parte da quanto detto dalla Corte Costituzionale, e cioè che il medico che prende parte al suicidio assistito non è punibile se ci sono quattro condizioni (patologia irreversibile, sofferenza insopportabile del malato, sostegno vitale anche attraverso farmaci, capacità di esprimere le proprie volontà). Sulla presenza di queste condizioni deve vigilare, sempre secondo la Consulta, il comitato di bioetica locale, quindi della Asl di riferimento. La Toscana ha aggiunto previsioni riguardo soprattutto ai tempi e ai modi. Le aziende sanitarie, è scritto nel testo, devono rispondere entro 30 giorni a chi fa l’istanza per il suicidio assistito, e se c’è il via libera (anche da parte di una Commissione istituita dalla nuova legge che lavorerà con il Comitato di bioetica) devono mettere a disposizione l’assistenza sanitaria e i farmaci.








