Pubblici ministeri rei di aver partecipato a indagini su Trump o sui responsabili dell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 cacciati in massa. Avversari politici disarmati minacciando con indagini ordinate dal presidente canali di finanziamento del partito democratico come ActBlue e con ordini esecutivi dello stesso Trump che mettono alle corde gli studi legali «colpevoli» di aver difeso suoi oppositori politici o la stampa. Magistrati accusati di insubordinazione quando intervengono per bloccare provvedimenti della Casa Bianca probabilmente illegali, spesso in violazione del principio del due process (nessuno può toglierti la libertà o la proprietà senza darti la possibilità di difenderti). Il ministero della Giustizia, che nel sistema Usa del bilanciamento dei poteri ha sempre goduto di notevole autonomia, ora, riempito di personaggi Maga e guidato da un ministro, Pam Bondi, e da due vice tutti ex avvocati di The Donald, viene descritto da molti giuristi, anche conservatori, come una sorta di studio legale del presidente. Pronto a indagare chi ostacola Trump e a smantellare l’unità anticrimine sulle criptovalute ora che il presidente è divenuto un grande fan di monete digitali che fino a qualche tempo fa considerava truffaldine. C’è addirittura chi parla di questo dicastero come di un teatro nel quale la Bondi recita la parte del ministro senza pretendere di esserlo realmente. Forse esagerazioni giornalistiche. Poi guardi quello che accade col sindaco di New York, città della quale Trump voleva essere re e che lo ha rinnegato. Quello in carica, Eric Adams, incriminato per corruzione, ora assolto: cancellati dal ministero i 5 capi d’imputazione.
La giustizia Usa ridotta a teatro
Il ministero della Giustizia, che nel sistema Usa del bilanciamento dei poteri ha sempre goduto di notevole autonomia, ora, riempito di personaggi Maga e guidato da un ministro, Pam Bondi, e da due vice tutti ex avvocati di The Donald, viene descritto da molti giuristi, anche conservatori, come una sorta di studio legale del presidente.






