Pam Bondi ha scelto il registro solenne, Donald Trump quello furioso. La ministra della Giustizia, su X, ha difeso la politica dei dazi dell’Amministrazione: «Il presidente Trump ha riscontrato un'emergenza nazionale e ha agito in conformità alla legge, imponendo dazi. I giudici stanno interferendo con il ruolo vitale e costituzionalmente centrale del presidente in politica estera». Se la risposta di Bondi è stata istituzionale, quella di Trump, la sera prima, era esplosa in parole rabbiose, per bollare la Corte d’Appello di Washington come «di parte» e avvertire che la decisione, se non ribaltata, porterà alla «distruzione totale» degli Stati Uniti.
La posta in gioco ora si sposta sulla Corte Suprema, dove il presidente, in caduta nei sondaggi, confida nella maggioranza conservatrice (5 a 4) cementata dalle sue nomine. Ma intanto, la sentenza che ha bollato come illegale gran parte dei dazi imposti dalla Casa Bianca nel commercio internazionale lascia aperto un fronte di incertezza. Se Wall Street potrà prendersi una pausa per il Labor Day, gli investitori in Europa e in Asia non sono tranquilli: domani, al riavvio delle contrattazioni, guardano con ansia ai listini continentali e asiatici, timorosi di nuove cadute in un clima di confusione che sembra non avere fine. Le tariffe sussisteranno invariate fino al 14 ottobre, ma nessuno può prevedere se la Corte Suprema interverrà e cosa deciderà.














