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Mercoledì, durante un incontro alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto una specie di agguato al presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa, in cui l’ha accusato falsamente di mettere in atto un «genocidio» contro i sudafricani bianchi, gli afrikaner. L’agguato è avvenuto in diretta TV e ha ricordato il disastroso incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dello scorso febbraio, che ha avuto un andamento simile.
Da qualche mese l’amministrazione Trump sta portando avanti una campagna contro il governo del Sudafrica in relazione alle teorie false sul genocidio dei bianchi. Tra le altre cose ha sospeso gli aiuti umanitari e deciso di concedere lo status di rifugiati politici agli afrikaner. I primi 59 afrikaner erano stati accolti negli Stati Uniti lo scorso 12 maggio. Elon Musk, che è cittadino sudafricano ed è uno dei principali consiglieri di Trump, è ritenuto uno degli ispiratori di questa campagna.
L’incontro di mercoledì nello Studio Ovale doveva servire a migliorare i rapporti, ma alla fine è andato malissimo.
Nei primi minuti i toni erano sembrati cordiali: Ramaphosa e Trump hanno parlato anche di argomenti informali come il golf, uno dei passatempi preferiti del presidente statunitense. Per l’occasione, Ramaphosa aveva portato con sé i due golfisti sudafricani Ernie Els e Retief Goosen, e ha regalato a Trump un libro dedicato a questo sport. La situazione è precipitata quando Trump ha chiesto ai suoi collaboratori di abbassare le luci dello Studio Ovale per mostrare alcuni video.










