Trent’anni fa, Brian Eno collaborava per la prima volta con Microsoft, per creare il suono di avvio di Windows 95. Ieri, il musicista inglese ha pubblicato una lettera aperta all'azienda di Redmond, accusandola di complicità nelle operazioni militari israeliane a Gaza. La lettera, intitolata Not in My Name, non è solo una condanna morale, ma un atto concreto: Eno ha annunciato la donazione dei proventi derivanti dai diritti d'autore del brano alle vittime del conflitto. “Se un suono può segnalare un vero cambiamento, che sia questo”, ha scritto.

Le accuse

Eno contesta specificamente i contratti tra Microsoft e il Ministero della Difesa israeliano, citando l'uso di Azure AI, servizi cloud e sistemi di traduzione linguistica in operazioni militari. Secondo fonti interne all'azienda, queste tecnologie sarebbero impiegate per "localizzare ostaggi" e potenziare la sorveglianza di massa. Per Eno, ciò equivale a un sostegno attivo alla "pulizia etnica sistematica", violando i principi di neutralità che dovrebbero guidare una corporation globale.

Microsoft dichiara di non aver trovato "prove dell'uso dannoso delle nostre tecnologie", aggiungendo che i clienti militari utilizzano server autonomi. Tuttavia, questa posizione appare sempre più insostenibile. Come nota Eno, l'azienda sta affrontando un danno di immagine crescente, con boicottaggi e critiche da parte della comunità tech: la stessa Azure AI celebrata per innovazioni mediche e ambientali viene ora associata alla guerra.