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Ultimo aggiornamento: 7:55

Lo aveva già reso noto Francesca Albanese con il suo rapporto sull’economia del genocidio e adesso arriva l’ulteriore conferma dal quotidiano britannico The Guardian: Israele si affida a Microsoft e alle sue strutture per archiviare le intercettazioni dei palestinesi nei territori illegalmente occupati. L’azienda statunitense opera nel Paese da quasi 40 anni e fornisce i suoi sistemi e tecnologie alle autorità israeliane per la sorveglianza dei palestinesi.

Il Guardian riporta di un incontro avvenuto nel 2021 tra l’amministratore delegato di Microsoft, Satya Nadella, e Yossi Sariel, il comandante dell’Unità 8200, agenzia di sorveglianza militare israeliana. Da allora, l’intelligence israeliana trasferisce enormi quantità di materiale top secret nella piattaforma cloud dell’azienda statunitense, Azure. Questa modalità di archiviazione ha permesso all’Unita 8200 di sviluppare un nuovo sistema capillare di sorveglianza di massa, che registra e raccoglie milioni di telefonate di palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. Secondo Microsoft, Nadella non era a conoscenza del tipo di dati archiviati nel cloud.

Non solo sorveglianza però, secondo tre fonti dell’Unita 8200, la piattaforma di archiviazione ha facilitato la preparazione di attacchi aerei e ha modellato le operazioni militari a Gaza e in Cisgiordania. L’intercettazione delle telefonate dei palestinesi da parte di Israele non è una novità, ma il nuovo sistema sviluppato grazie a un spazio di archiviazione pressoché illimitato è molto più ampio e invasivo. I limiti dei server militari israeliani erano infatti l’unico argine alle intercettazioni di un’intera popolazione, dato che da tempo Israele controlla le infrastrutture di telecomunicazione palestinesi.