Garantire cure tempestive ed efficaci anche durante una crisi non può più essere considerata un’opzione auspicabile, ma deve diventare uno standard operativo. La continuità assistenziale, in particolare in ambiti tempo-dipendenti come la cardiologia interventistica, è oggi uno dei parametri chiave per valutare la solidità di un sistema sanitario.
L’esperienza recente della pandemia ha evidenziato come, di fronte a scenari di forte pressione, anche i sistemi sanitari più evoluti possano entrare in crisi. Da qui nasce il progetto europeo Resil-Card, che ha l’obiettivo di misurare e potenziare la resilienza della rete cardiovascolare ospedaliera. Si tratta del primo strumento operativo, sviluppato nell’ambito del programma EU4Health, che consente di valutare – in modo strutturato e replicabile – la capacità delle strutture di adattarsi, reagire e garantire percorsi di cura efficaci anche in condizioni avverse.
Il progetto, coordinato da We Care in collaborazione con Gise, Amsterdam Umc e CatSalut, ha appena avviato la fase di test sul campo in alcuni Paesi europei. In Italia, il Gise – società scientifica di riferimento per la cardiologia interventistica – è impegnato sin dalla fase di sviluppo. La prima versione dello strumento è oggi oggetto di sperimentazione all’interno di ospedali che hanno attivato specifici “resilience team” incaricati di applicarlo seguendo un protocollo comune. Il processo prevede anche una valutazione qualitativa con interviste e analisi dei dati raccolti. L’obiettivo finale è disporre, entro il 2026, di uno standard validato a livello europeo, utile per la pianificazione sanitaria.







