Vengono archiviate le indagini sui poliziotti accusati di aver ucciso George Floyd, l'afroamericano fermato nel 2020 dagli agenti a Minneapolis bloccato a terra e morto durante l'arresto, diventato un simbolo delle modalità di azione contro i neri delle forze dell'ordine in Usa. Che ha dato vita al movimento Black Lives Matter. Il filmato del fermo, con l'agente di polizia che immobilizza Floyd premendo la gamba sul suo torace e impedendogli di respirare è diventato virale e portò a proteste in tutto il Paese contro l'abuso di potere della polizia accusata di comportamenti razzisti. L'agente fu condannato a 22 anni di carcere per omicidio colposo, condannati anche altri tre agenti presenti per violazione dei diritti civili.

Caso Floyd, la testimonianza del capo della polizia: l'uso della forza "doveva fermarsi prima"

(afp)

Ora, il cambio totale di rotta. Il dipartimento di Giustizia Usa ha archiviato non soltanto questa inchiesta ma anche altre indagini su vari comportamenti di poliziotti statunitensi contro persone afroamericane. Vengono chiuse di fatto le indagini sui decreti consensuali (accordi federali approvati da un giudice e utilizzati come sistema di controllo per i dipartimenti di polizia): succede a Luisville, dove morì a marzo 2020 Breonna Taylor, una ragazzina ammazzata da agenti che spararono alla cieca facendo irruzione in casa, e succede anche a Phoenix in Arizona, Trenton in New Jersey, Memphis in Tenesseee e Mount Vernon in New York. I decreti di consenso vengono definiti «troppo generici, sottraggono il controllo locale delle attività di polizia alle comunità a cui spessa, trasferendo tale potere a burocrati non eletti e irresponsabili, spesso con un programma anti-polizia», ha detto il procuratore generale aggiunto Harmeet Dhillon, nominata da Trump.