Nel cuore di Tokyo, in una primavera agitata dai venti di inflazione e incertezze geopolitiche, il Giappone si scopre vulnerabile là dove si sentiva più sicuro: nella ciotola di riso quotidiana. La crisi che ha colpito il Paese nel 2024-2025 è molto più di una turbolenza nei mercati agricoli: è uno stress test sul modello protezionistico giapponese, un banco di prova che mostra quanto sia costoso il rifiuto della flessibilità in un’economia globale interconnessa e soggetta a shock climatici.
Per decenni, Tokyo ha costruito attorno al riso un sistema di regolazione quasi sacrale, fondato su quote di produzione ridotte intenzionalmente per sostenere i redditi agricoli, tariffe d’ingresso proibitive e una distribuzione rigidamente centralizzata in mano al sistema cooperativo.







