L’intuizione giusta e l’attacco dei momenti d’oro. Richard Carapaz, 31 anni, simbolo dell’Ecuador, si è preso l’undicesima tappa del Giro d’Italia, da Viareggio a Castelnovo ne’ Monti di 186 chilometri di puro spettacolo. Un trionfo in solitaria nel giorno in cui «le gambe hanno girato alla grande. Una festa cercata. Mi sono ritrovato da solo, fino al traguardo è stata come una cronometro. Ho avuto la conferma di avere una buona condizione, lotterò fino alla fine per vincere», ha raccontato dopo la fatica il campione, olimpionico a Tokyo nella prova in linea. E iscritto all’interessante elenco dei pretendenti al trono della Corsa. Perché il Giro l’ha già vinto nel 2019 - inserendosi nella lotta tra Nibali e Roglic - e conosce la strada.

Alle sue spalle, Isaac Del Toro, il giovane fuoriclasse della Uae, 21 anni, che rafforza la leadership e si tiene stretta la maglia rosa (con 6 secondi di bonus). Il messicano ribelle vuol far saltare il banco e il compagno di squadra Juan Ayuso, dato tra i favoriti alla vigilia e partito come capitano della corazzata. Ma Del Toro ci prova, attacca, strappa e non cela l’impazienza. Uno show da applausi. Anche se ieri ha dovuto tirare il freno e aspettare i compagni, come da ordini di scuderia. Insomma, in casa Uae l’aria è frizzante per due motivi: il team sta gestendo la testa della classifica e i protagonisti, gregari di Pogacar nella routine quotidiana, scalpitano. Il Giro è più aperto che mai. La terza settimana sarà decisiva. Necessario mantenere le energie. Come spiega Antonio Tiberi, 23 anni, capitano della Bahrain-Victorious, terzo nella generale, il corridore a cui si aggrappa l’Italia: «Sarà dura. Io ci sono».