Caro Aldo,

anche la Romania, stretta tra incudine e martello, alla fine ha optato per il meno peggio e non per un’Europa che entusiasmi. E va bene. Ma con un disamore crescente sarà il caso di ascoltare le ragioni dei popoli e non giocare con le convenienze economiche. Per essere sovranista e che sprizzi vera democrazia deve partire da una figura di comando direttamente eletta, e non perseverare con il ricatto.

Dante Bernardis

Caro Dante,

Sulla Romania voglio raccontarle una storia. Negli anni 90 ero il ragazzo di bottega della redazione degli esteri della Stampa e mi mandavano dove nessuno voleva andare. Non a caso mi mandarono in Romania. Era il freddissimo novembre del 1996, e in quei giorni il muro cadeva finalmente anche a Bucarest. Dopo la cacciata e l’esecuzione di Ceausescu, nel Natale del 1989, il potere era andato al suo ex delfino caduto in disgrazia, Ion Iliescu, che l’aveva tenuto per sette anni, anche facendo bastonare gli studenti dai minatori. Quelle elezioni però le perse. Intervistai il nuovo presidente, Emil Constantinescu, un geologo divenuto rettore dell’università di Bucarest. Una brava persona, che mi ricevette nel suo studio in ateneo, nella penombra rotta solo da una luce fioca. Giorgio Bocca aveva scritto di non aver «mai visto, neppure in Africa e in Asia, un Paese così desolatamente povero come la Romania di Ceausescu»; e quella di Iliescu non era molto più ricca. Fuori dai seggi si allungava una coda infinita: chi dimostrava di aver votato riceveva in dono un cappellino con il logo di una tv privata. Chiesi le ragioni al mio interprete, che si chiamava Mikhail, e lui mi spiegò un po’ bruscamente: «Prova tu, a non poter possedere nulla di tuo. Prova tu, a uscire per anni di casa con una borsa vuota, da riempire con quel che era arrivato: lampadine, formaggio, quaderni, non importa». Ovviamente la situazione dai tempi di Ceausescu era migliorata. Ma — lo dico con il rispetto dovuto a un popolo fratello, che parla una lingua neolatina, anzi la più simile al latino: luce si dice lumina, da lumen — i romeni dovrebbero baciare la bandiera europea ogni mattina. L’Europa ha molto aiutato la Romania, e ha aperto le sue frontiere ai lavoratori romeni che stanno ben meritando dappertutto, anche in Italia, e con le loro rimesse sostengono le famiglie rimaste in patria. Una Romania antieuropea sarebbe un ossimoro.