Grandi fondi europei meno timidi degli statunitensi nel dialogo con i manager di multinazionali e giganti bancari. Soprattutto sugli stipendi. Nelle strategie di pressione sulle società, gli investitori istituzionali hanno infatti stressato più del passato il Say on Pay ovvero la richiesta di chiarimenti sui compensi.

Quattro banche

La piattaforma anglosassone Aqtion raccoglie le strategie di stewardship e i voti di 65 colossi istituzionali che gestiscono 91 trilioni di dollari.

Quest’anno, Aqtion ha approfondito le votazioni in assemblea in relazione ai compensi dei manager oltre a una serie di scelte dei proxy advisor.

Qui interessa però in particolare il monitoraggio effettuato su quattro grandi banche: UniCredit, Bank of America (Bofa), Ubs e Goldman Sachs. Di questi giganti bancari sono state passate sotto la lente le votazioni sui compensi effettuate da 18 investitori, europei e nordamericani, che hanno già reso noto le rispettive scelte. Fra loro vi sono, per esempio, il fondo sovrano norvegese e i fondi pensione Usa come Calpers e Calstrs. Risultato? Ubs tra le quattro banche è quella che ha visto prevalere i voti favorevoli rispetto ai contrari (vedi tabella sopra). Le altre invece sono state maggiormente tartassate.