Serve che l’Onu torni centrale, se si vuole evitare che «la palla sia in mano solo alle tre superpotenze: l’America, con il positivo protagonismo di Trump nel tentativo di risoluzione dei conflitti; la Russia, con la sua volontà di usare la forza militare e la guerra ibrida per far crescere la sua influenza; la Cina, con la sua capacità, silenziosa ma incessante, di penetrare mercati ed economie, rendendole vassalle». Serve una difesa europea integrata: «Ci vorranno 7-10 anni, ma è indispensabile per avere anche le braccia per agire e non solo le parole. Siamo indietro in tutto, rispetto agli Usa, ma grazie al lavoro fatto nella Nato siamo già molto più coesi di quanto si creda e pronti a diventare, in futuro, autonomi nella difesa. Una difesa europea che immagino continentale e non limitata ai 27, allargata a Paesi come Gran Bretagna, Norvegia, Turchia, ai Paesi balcanici, che non vanno lasciati alla Russia». Servono sangue freddo e capacità di agire «nell’interesse della pace senza che si debba per forza fare una corsa tra i leader per vedere chi taglia un traguardo per primo. È quanto sta facendo, e bene, Giorgia Meloni nel suo ruolo di pontiere con gli Usa, dimostrandosi la più seria di tutti, nei confronti dell’Europa, e la meno egoista».