Venticinque anni or sono – il 21 maggio del 2000 – a 98 anni moriva dame Barbara Cartland, regina britannica del romanzo rosa. A modo suo era stata una grande scrittrice, ma nel senso della quantità: oltre un miliardo di copie per più di settecento titoli (tipo Amore prigioniero o Passione sotto la cenere). Lo sperimentalismo che altri grandi autori avevano applicato alla letteratura, lei lo profuse nel make-up (usava lucido da scarpe nero al posto del mascara). Avvolta in chiffon rosa e coperta di brillanti, in fondo è stata un mito pop.
La sua primogenita, Raine McCorquodale, sposò in seconde nozze John Spencer, l’ottavo conte, nonché padre di Lady D. Il che fece di Cartland la “nonnigna” della principessa di Galles. E il dolore più grande della sua vita glielo diede proprio la sua “nipotastra” – e assidua lettrice – non invitandola al suo matrimonio con Carlo. Barbara commentò poi: “In vita sua Diana ha letto solo i miei libri e non le hanno fatto bene”.






