ROMA — Nino Benvenuti è stato una leggenda dello sport. Un uomo che non ha mai smesso di essere campione, olimpico e mondiale. Perché se l’oro alle Olimpiadi resta per l’eternità, quello di campione del mondo (e lui lo è stato nei welter e nei medi) glielo continuava a tributare la gente, ogni giorno. Basta citare un episodio. Quarantasette anni dopo aver disputato l’ultimo match della carriera, a Montecarlo contro Carlos Monzon, lo incontrammo a un evento alla festa del Cinema di Roma. Una volta arrivato, per fare pochi metri impiegò un’ora, tanta era la richiesta di autografi e foto. Glieli chiedevano persone che magari non lo avevano mai visto combattere ma che restavano incantate dal mito.
Nino Benvenuti è morto: addio alla leggenda del pugilato italiano
a cura della redazione Sport
Benvenuti e il dramma della guerra
La sua non fu una partenza facile: Isola d’Istria, dove era nato, si trovò in mezzo alla tempesta della storia e dopo la seconda guerra mondiale divenne Jugoslavia. Non visse il dramma dei profughi, perché la sua famiglia riparò a Trieste, dove crebbe osservando le gesta di un altro fuoriclasse come Tiberio Mitri.










