L’escalation dei dazi commerciali tra Stati Uniti e Cina sta riscrivendo le regole del commercio globale. E può costare all’economia mondiale fino a 305 miliardi di dollari solo per il 2025, poco meno nel prossimo. Secondo l’ultima edizione del Global Survey 2025 di Allianz Trade, condotto su 4.500 imprese in nove economie avanzate ed emergenti, il 60% delle aziende esportatrici prevede un impatto negativo sull’attività entro i prossimi 12 mesi. Il dato rappresenta un’inversione netta rispetto al periodo precedente il 2 aprile, data ribattezzata “Giorno della Liberazione” dagli analisti, quando l’amministrazione Trump ha introdotto nuovi dazi generalizzati sulle importazioni. «Anche alla luce degli accordi bilaterali raggiunti nelle ultime settimane, la rapidità e l’ampiezza dei cambiamenti spingono le imprese verso una diversificazione forzata», ha dichiarato Ana Boata, responsabile della ricerca economica di Allianz Trade. Il 42% delle aziende intervistate prevede un calo del fatturato tra il 2% e il 10% nei prossimi dodici mesi, mentre solo il 40% si aspetta un aumento dell’export, contro l’80% registrato prima di aprile. In Cina il pessimismo è più marcato: il 72% delle imprese stima un calo del fatturato estero. Seguono la Polonia (51%) e Singapore (48%). Secondo Françoise Huang, economista senior per l’Asia-Pacifico, «la fiducia delle imprese cinesi è crollata perché i costi dei dazi sono troppo elevati per essere sostenibili sul medio termine».