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Lunedì c’è stata un’attesa telefonata tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e quello russo, Vladimir Putin. La chiamata è durata due ore e mezzo, ma dai primi commenti non sembra ci siano stati progressi concreti sui negoziati per la fine della guerra in Ucraina.

Trump ha sostenuto che la Russia e l’Ucraina avvieranno «immediatamente i negoziati per arrivare a un cessate il fuoco e, cosa più importante, alla FINE alla guerra». È complicato dire quanto possano essere attendibili le sue dichiarazioni, anche perché non sono rispecchiate da quelle del presidente russo: Putin si è detto semplicemente pronto a lavorare con l’Ucraina per produrre un documento condiviso su cui impostare le future trattative. Non è molto diverso dagli impegni presi ultimamente dalla Russia, a cui tuttavia non sono mai seguiti reali cambiamenti nella conduzione della guerra.

Prima della chiamata con Putin, Trump aveva sentito al telefono anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: non si sa cosa si siano detti. Subito dopo la chiamata con Putin poi i due hanno parlato con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e i leader di vari paesi della NATO: Giorgia Meloni, il presidente francese Emmanuel Macron, quello finlandese Alexander Stubb, il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Trump ha anche scritto che il Vaticano si sarebbe detto interessato a ospitare le eventuali trattative fra Russia e Ucraina.