Uno dei trucchi fondamentali grazie ai quali il telemarketing più odioso e aggressivo riesce ad avere successo, così come le truffe vere e proprie, è che gli hub da cui partono le chiamate sono in grado di camuffare i numeri effettivi, spesso esteri, con numeri italiani fissi o mobili. Guadagnando in questo modo una certa fiducia nei tartassati utenti, che finiscono per rispondere immaginando chissà chi stia chiamando. Si chiama “spoofing” ed è appunto una tecnica fraudolenta che consente ai truffatori – ma viene utilizzato anche con scopi differenti - di mascherare il numero di telefono del chiamante, facendolo apparire come un numero legittimo, magari associato a istituzioni pubbliche o aziende affidabili. Nella sostanza, questa pratica ingannevole è alla base di numerose frodi telefoniche nel corso delle quali gli utenti vengono indotti a fornire informazioni sensibili, a sottoscrivere contratti anche dietro un semplice “sì” di presunto assenso estorto fuori contesto o a effettuare pagamenti non autorizzati. Adesso l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato il nuovo Regolamento n. 106/25/CONS, che ne svecchia uno risalente al 2016 e introduce un sistema di doppio filtro tecnologico per bloccare le chiamate con numeri falsificati