Torna di grande attualità, in questo tormentato periodo di incertezze geopolitiche ed economiche, l’opera di Carlo Cipolla (1922-2000). Soprattutto per un suo famoso libro dal titolo Le leggi fondamentali della stupidità umana (Il Mulino). Cipolla è giustamente celebrato tra i grandi economisti di tutti i tempi ne Il pensiero economico nell’Italia repubblicana, opera straordinaria a cura di Pierluigi Ciocca e Giangiacomo Nardozzi (Treccani). Gli autori lo definiscono «un grande viaggiatore nella Storia». Cipolla era convinto che lo studio dell’economia servisse anche per capire «come gli esseri umani, spesso in modo irrazionale, gestiscano risorse scarse per soddisfare bisogni infiniti, generando risultati tanto brillanti quanto disastrosi». Ora qualcosa di analogo accade anche in questi frangenti nei quali, parlando soprattutto di dazi, di neomercantilismo, a volte non riusciamo proprio a capire quanto l’ideologia e l’arroganza siano in grado di offuscare e di alterare l’osservazione della realtà e la gestione degli strumenti politici. Che cosa scriverebbe, di tutto ciò che sta accadendo oggi sotto i nostri occhi, Carlo Cipolla, il grande e perfidamente ironico «viaggiatore nella Storia»? La curiosità è irresistibile.
Noli, materie prime e fiducia: i rischi nascosti della guerra tariffaria (che non è finita)
L’incertezza rimane grazie all’aumento dei prezzi dei noleggi, soprattutto marittimi, e delle materie prime. E poi c’è il calo della fiducia tra Stati e privati






