A un anno di distanza dalle promesse del Pnrr, l’adozione della telemedicina in Italia resta pressoché ferma. Le piattaforme regionali, seppur in fase di completamento, non hanno ancora prodotto un cambiamento percepibile nella pratica clinica quotidiana. La piena operatività delle infrastrutture, infatti, è ancora lontana, e ciò rallenta l’integrazione concreta della Telemedicina nel sistema sanitario.
Sul fronte della comunicazione medico-paziente, l’uso degli strumenti digitali è ampiamente diffuso, ma non strutturato. Il 59% dei cittadini si affida a WhatsApp per contattare il proprio medico, spesso per inviare referti (40%) o aggiornamenti sullo stato di salute (29%). Una modalità comoda ma disorganizzata, che obbliga i medici – specialisti e di medicina generale – a dedicare circa un’ora al giorno alla gestione di messaggi, spesso fuori orario e in modalità non sicura. Secondo l’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, un utilizzo più efficiente di piattaforme dedicate potrebbe far risparmiare oltre una settimana lavorativa l’anno per medico.
Nonostante gli investimenti infrastrutturali – dall’Infrastruttura nazionale di telemedicina (Int), collaudata nel 2023, alle iniziative regionali coordinate da Lombardia e Puglia – il quadro attuale mostra un’adozione stabile e poco diffusa. La televisita è utilizzata dal 36% dei medici specialisti e dal 52% dei medici di medicina generale, mentre il telemonitoraggio coinvolge rispettivamente il 30% e il 46% degli stessi. Tuttavia, si tratta ancora di utilizzi sporadici, non pienamente integrati nei percorsi di cura.







