La sanità digitale italiana sta dando i primi segnali di un cambiamento in corso. Lo dimostra il nuovo report dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, che fotografa uno scenario in trasformazione: nel 2024 la spesa per la digital health è aumentata ancora, trainata dagli investimenti del Pnrr, soprattutto nella digitalizzazione dei dipartimenti di Emergenza e accettazione (Dea) e nell’adozione della Cartella clinica elettronica (Cce).
A fianco della Cce, si consolidano anche il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) – – spinto da nuovi accordi quadro Consip– e i sistemi abilitanti per la telemedicina. Ma sono i dati e l’Intelligenza artificiale (Ai) i veri protagonisti delle nuove frontiere. Oltre due terzi delle aziende sanitarie aumenteranno nel 2025 gli investimenti in cybersecurity, quasi la metà anche in Cce, telemedicina e sistemi di integrazione, mentre cresce l’attenzione verso data warehouse, repository clinici e strumenti utili ad alimentare l’Ecosistema dei dati sanitari (Eds).
L’Ai – e in particolare la generative Ai – guadagna velocemente spazio tra professionisti e cittadini. Il 26% degli specialisti e il 46% dei medici di medicina generale ne ha già fatto uso, soprattutto per semplificare attività amministrative e per consultare la letteratura scientifica. «Probabilmente i medici hanno utilizzato l’Ai generativa generalista per fare attività come la ricerca o la sintesi di articoli scientifici» spiega Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio. Ma aggiunge: «Se andiamo su ambiti più clinici, non possiamo assolutamente pensare che l’Ai generativa generalista sia la risposta. Serve sviluppare strumenti specifici per il settore sanitario, più efficaci e affidabili».







