Le note grevi risuonano sotto le fronde degli alberi, nell'emiciclo racchiuso da una cortina di tronchi d'albero. Escono dal violoncello di Giovanni Costantini, che con l'archetto fa vibrare non solo le corde ma anche l'anima del suo strumento. Si diffondono tutt'attorno, affrontano al tempo stesso il silenzio e il brusio di fondo. Non c'è la neve e il bosco non è un vero bosco, è il Bosco degli Scrittori di Aboca, al Salone del Libro di Torino. Ma la scena evoca comunque il maestro di musica di Lezione 21 di Alessandro Baricco, che suona imperterrito, note vive, nel gelo invernale di un lago circondato da imponenti conifere, con le Pale di San Martino stagliate sullo sfondo. Ma quello è un requiem, un addio. Le note che risuonano sotto la volta dell'Oval sono invece la celebrazione di una ripartenza, la metafora di un canto, il Canto del Principe, che Marco Albino Ferrari ha narrato per i tipi di Ponte alle Grazie.
L'anima del Principe non muore e risuona tra i libri: la favola vera dell'abete bianco di Lavarone
Era il «Monte Bianco degli alberi», il più maestoso d'Europa. È stato abbattuto dal vento. Dal suo legno sono stati ricavati strumenti musicali che suoneranno per centinaia d'anni e lo faranno rivivere. La storia raccontata da Marco Albino Ferrari






