BUCAREST – Ha vinto il sindaco ella capitale con la faccia da bambino, Nicusor Dan, hanno vinto i giovani che alle dieci di sera intonano fuori dal maestoso Boulevard Elisabeta “Europa, Europa”. Il candidato liberale sorpassa alle elezioni presidenziali il rivale dell’ultradestra, George Simion, che al primo turno aveva ancora incassato il doppio dei suoi voti, il 41%. Complice un’enorme mobilitazione che ha trascinato alle urne il 65% dei romeni: due settimane fa erano stati poco più della metà. Dan vince con il 54% dei voti: una rimonta impressionante.

All’ora di pranzo, Simion ha convocato già i giornalisti davanti al Parlamento. E ha cominciato ad affacciare l’ipotesi di brogli elettorali. Senza prove. Sul mini podio campeggia lo slogan principale della sua campagna elettorale: quel “Respect”, “rispetto” che ha toccato sul vivo tanti romeni che si sentono trattati come cittadini di serie B nei Paesi europei che li ospitano. E che continuano a essere, in patria, gli europei più poveri dopo i bulgari. Il salario medio è cinque euro all’ora.

Nella sua colorita delegazione, spicca il volto dagli occhi affilati di Thomas Emanuel Dans, sfegatato trumpiano venuto dalla Groenlandia, per sostenere il messia della nuova destra. A Repubblica, Dans spiega che Simion rappresenta «l’orgoglio nazionale, la voce contro il globalismo, contro i Soros, perché ha capito che la Ue, come i Clinton e gli Obama, è pericolosa».