Mancano poche ore allo scoccare di lunedì 19 maggio, quando oltre 40 società del listino milanese distribuiranno cedole per un controvalore superiore ai 15 miliardi di euro.
Non ci sono dubbi: sarà il dividend-day per Piazza Affari. Proprio per effetto dello stacco massiccio delle cedole, il Ftse Mib aprirà la settimana con un ribasso tecnico dell’1,77%, corrispondenti ai valori attuali a 700 punti di indice.
Non sarà un vero calo di mercato, ma il riflesso meccanico del fatto che i titoli azionari, il giorno dello stacco, quotano ex dividendo. Un’operazione automatica che sottrae dalla capitalizzazione di Borsa il valore lordo della cedola distribuita, trasferendolo virtualmente dai prezzi dei titoli ai conti correnti degli investitori.
È bene ricordare che non si tratta di una vendita o di una fuga dal mercato: il titolo perde valore in proporzione al dividendo erogato, ma quella perdita viene compensata — almeno in parte — dall’accredito cash, seppur al netto della tassazione del 26%. In teoria, se un titolo chiude a 10 euro e distribuisce un euro di dividendo, il giorno successivo aprirà a 9 euro.
Ma la realtà di mercato è spesso più dinamica: la presenza di investitori pronti a reinvestire le cedole, o l’appetito per determinati settori, può portare il titolo a rimbalzare subito, riportandosi sopra la soglia rettificata.










